alieni 2012 chiesa e 2012 quando arriveranno alieni ufo 2012 nibiru robbie williams alieni alieni nibiru alieni nel 2012
domenica 3 aprile 2011
Musica: Sammy Hagar, ex Van Halen, racconta rapimento alieni - Il Sussidiario.net
Prey 2: indiani contro alieni, ancora una volta? - Tom's Hardware Guide
Prey 2 arriverà nel 2012 su PC, Playstation 3 e Xbox 360. Saranno gli Human Head Studios, gli sviluppatori del primo capitolo, a occuparsi di questo seguito. Prey uscì nel 2006 su PC e poi su Xbox 360 e Mac, grazie ai porting curati rispettivamente da Venom Games e Aspyr.
Nel 2009 i diritti sul titolo furono acquistati da Zenimax Media, strappandoli alla moribonda 3D Realms, e più in particolare dall'azienda parallela Radar Group.

Nonostante il motore id Tech 5 possa sembrare l'ideale per Prey 2 - il primo capitolo era basato su quello di Doom 3 - il sequel non lo sfrutterà. "Questo gioco è in lavorazione da un po' di tempo e l'id Tech 5 è ancora in sviluppo (fino all'uscita di Rage e probabilmente anche dopo). Quindi non è mai stato tra le opzioni".
Si vocifera che il gioco possa essere basato su una versione pesantemente modificata dell'id Tech 4, la precedente versione del motore creato da id Software, ma non ci sono conferme. Chi ha giocato al primo Prey si ricorderà sicuramente di Tommy, indiano Cherokee rapito dagli alieni nella sua riserva, insieme al nonno e alla fidanzata. Tommy potrebbe essere nuovamente protagonista, ma anche su questo dettaglio non c'è sicurezza.
Per ora non ci sono altre informazioni sul nuovo capitolo, ma il capo del progetto Chris Rhinehart ha dichiarato che si tratterà di un FPS con "un'azione veloce in un mondo alieno aperto. Siamo molto entusiasti di mostrare ai videogiocatori il titolo su cui stiamo lavorando e speriamo che saranno emozionati quanto noi".
Aggiornamento: la copertina di Game Informer sembrerebbe svelare il personaggio principale. Non sembra il protagonista indiano del primo episodio.
sabato 2 aprile 2011
Playstation Move Heroes - GameSurf
Altre prove prevedono la raccolta di oggetti, siano essi cristalli o gli onnipresenti alieni, mediante un disco o una palla che vanno lanciati e poi controllati nel loro movimento attraverso il Motion Controller. In queste prove ? necessario mimare il movimento necessario per lanciare l'oggetto, e in seguito orientarlo: di norma il limite ? il tempo a disposizione pi? che il rischio di essere sconfitti da cause esterne. Ogni prova ha tre obiettivi conseguibili - bronzo, oro e argento - ma altri segreti, come vestiti extra, sono nascosti qua e l? nei livelli, e per accedere alle prove pi? elevate bisogner? ottenere anche gli obiettivi “diamante”.
La realizzazione tecnica di PMH non mira certo a far gridare al miracolo, proponendo comunque ambienti, modelli e texture semplici ma puliti, ben animati e nel complesso gradevoli. Certamente il dettaglio aumenta nella cura dei protagonisti piuttosto che degli antagonisti, ma considerando che siamo certamente nel campo del cartonoso possiamo considerare il risultato finale soddisfacente. Discorso analogo per il sonoro, con musiche di sottofondo gradevoli che cambiano quando viene messa in campo qualche abilit? speciale, come il Discotron di Ratchet tanto per dirne una. Il gioco ? interamente doppiato in Italiano, con risultati sufficienti.
Recensione “La guerra dei mondi”, di Steven Spielberg (2005) - LiveCity.it
Dopo il racconto di H.G. Wells, la mitica versione radiofonica di Orson Welles, la trasposizione cinematografica di Bryon Haskin, arriva anche la mano di Spielberg a rielaborare questa storia di invasione aliena e di lotta alla sopravvivenza da parte degli esseri umani. Che Spielberg fosse un attento conoscitore e un ammiratore del film di Haskin era alquanto noto visto che per la creazione del suo mitico E.T. si è ispirato chiaramente all’alieno che compare per pochi minuti all’interno de “La guerra dei mondi” del 1953.
Sono molti gli elementi di differenza con la trasposizione cinematografica originale, anche perché sono passati più di 50 anni e nel mondo e nella società molte cose sono cambiate. Prima di tutto lo stato di disgregazione della famiglia, ma, forse soprattutto, l’11 settembre. Ed è su questi due elementi storico-sociali che si basa “La guerra dei mondi” del 2005, visto che spesso si fa riferimento ad attacchi terroristici e i protagonisti sono un padre e due figli che tentano in tutti i modi di restare uniti e di ritrovare una dimensione familiare, andata ormai perduta.
Il film di Spielberg, quindi, non è soltanto una pellicola fantascientifica, perché risulta contaminata da altri generi, prima di tutto il catastrofico, ma anche il road-movie, visto che i protagonisti compiono un lunghissimo e pericoloso viaggio per giungere alla tanto agognata unione familiare. Fortunatamente tutte le caratteristiche negative e le banalità di questi generi vengono eluse, mancano infatti eroismi da quattro soldi, presidenti che si sacrificano, salvataggi all’ultimo secondo. Il protagonista agisce solo per sé stesso e per i suoi figli, portando avanti una strenua e sofferta lotta alla sopravvivenza, compiendo anche atti poco ortodossi.
Quello che non si riesce ad evitare, però, è il retoricismo di fondo che accompagna il rapporto padre-figli, la stucchevolezza del finale buonista e riconciliatore a tutti i costi, l’inadeguatezza dei dialoghi e del microcosmo familiare su cui viene puntata la lente d’ingrandimento, a differenza della soddisfazione che si riceve quando il punto di vista si allarga a tutto il genere umano. Si potrebbe obiettare che sono caratteristiche tipiche del cinema spielberghiano, caratteristiche che lo rendono il sognatore-bambino che noi tutti amiamo, in grado di imbastire favole moderne capaci di coinvolgerci totalmente.
Il problema, in questo caso, è che la “favola” stona leggermente col contesto fatto di estrema e straordinaria spettacolarità, di grandi scene dal fortissimo impatto visivo (il treno infuocato, i cadaveri trascinati dal fiume, gli attacchi stessi degli alieni), di effetti speciali a non finire, di esplosioni, uccisioni e via di questo passo.
Alquanto debole anche la sequenza con Tim Robbins, ambientata in un sottoscala, estremamente dilatata e per certi versi telefonata. Ad entusiasmare maggiormente, così come avveniva nell’originale, è, invece, la messa in scena, la precisione con cui sono disegnati gli alieni (stavolta retti da tre piedi e quindi chiamati tripodi), la desolazione quasi post-apocalittica che si riversa su una Terra fatta di vermi messi al confronto con gli invasori.
Ed è proprio l’invasione, ancora una volta, al centro di tutto. Questa volta, però, non c’entra più il comunismo. La paura e il terrore del nemico sono ben rappresentate registicamente da Spielberg che, utilizzando sapientemente la macchina a mano, e focalizzando l’attenzione sui volti impauriti e sui corpi in fuga, ci restituisce il senso di una società ormai preda del pericolo di attacchi, conquiste, ritorsioni, in una sola parola, della guerra.
Alessandra Cavisi
venerdì 1 aprile 2011
Specie venute da lontano gli alieni che minacciano l'Italia - La Repubblica
Un esemplare di tartaruga azzannatrice
LE FOTO
A nulla è servita la "lezione zanzara tigre", che negli anni Novanta ha involontariamente espanso il proprio habitat dai Paesi tropicali all'Europa, viaggiando nell'acqua che stagnava nei copertoni stipati sulle navi. Per debellarla i Comuni spendono una fortuna ogni anno, ma finora l'unico strumento di prevenzione sembra essere il mix zampirone-citronella. L'ultima specie aliena approdata in Italia da Australia e Nuova Zelanda e pronta a indebolire ecosistemi e finanze locali, è l'infestante cozza australiana, avvistata
nel golfo di Sardegna, forse trasportata dalle navi da carico, in fase larvale. Capace di modificare l'habitat in cui vive e di attaccarsi a qualunque cosa (anche ai filari delle cozze nostrane, soffocandole), questa gramigna dei mari è quasi impossibile da eliminare.Il caso più eclatante è quello della nutria (myocastor coypus), il "castorino" sudamericano inserito nell'elenco delle 100 specie più dannose del mondo a causa della sua capacità di distruggere colture e argini di corsi d'acqua. Fino a qualche decina d'anni fa la sua pelliccia andava per la maggiore, poi la moda è cambiata e i roditori sono stati liberati nelle campagne per evitare i costi di abbattimento e smaltimento delle carcasse. Già nel 2000 le nutrie in Europa erano 250 milioni. Nel frattempo, i danni arrecati a sistemi idraulici e coltivazioni sono incalcolabili. Lo scoiattolo grigio nordamericano (sciurus carolinensis), portato in Italia nel 1948 da un diplomatico statunitense, più che all'uomo i problemi li crea ai propri simili, e in particolare al cugino rosso, destinato a soccombere in caso di convivenza forzata.
Gli alieni non finiscono qui. Il punteruolo rosso delle palme (rhynchophorus ferrugineus) è un coleottero parassita originario dell'Asia che negli ultimi anni ha distrutto 13 mila piante in Sicilia, infestato la Liguria e dal 2009 ha cominciato ad accanirsi anche contro le palme dei parchi della capitale. Il tarlo asiatico (anoplophora chinensis malasiaca), che a Chicago ha distrutto 50 mila alberi e in Cina 5 milioni, in Italia è arrivato grazie a un importatore di bonsai. E' particolarmente ghiotto di agrumi, quindi il rischio è che colpisca presto agli aranceti della Sicilia. Il giacinto d'acqua (eichornia crassipes) del Brasile, che in Sardegna ha soffocato fiumi e laghi, e la panace di mantegazzi (heracleum mantegazzianum), una pianta tossica del Caucaso che sta infestando la Valle d'Aosta, completano il quadro delle specie invasive a livello di flora.
"La miglior risposta a questi fenomeni è la prevenzione - spiega Piero Genovesi, biologo dell'Ispra, l'Istituto Superiore per la Prevenzione e la Ricerca Ambientale - controllando il più possibile le fonti di trasporto involontario di specie e bloccando i traffici illegali. Il controllo biologico, basato sull'introduzione negli habitat di nemici naturali, spesso produce effetti contrari, basti pensare ai danni che ha fatto la volpe in Australia, introdotta per decimare i conigli e poi cacciata per aver eliminato 14 specie autoctone". Altra soluzione, secondo l'esperto, è quella di intervenire tempestivamente appena una specie aliena viene individuata, mettendo in atto lo stesso "early warning system" utilizzato per le catastrofi naturali. L'impatto di 250 milioni di nutrie sul territorio è del resto paragonabile a quello di un terremoto, diluito però nell'arco di 70 anni sul territorio europeo. Il roditore, prima cacciato per la pelliccia e poi per l'iperattività delle mandibole, ha l'unica colpa di essere incappato nell'uomo.